USA: LA LISTA DEI BAMBINI DIMENTICATI IN AUTO SI ALLUNGA, MENTRE LE MACCHINE TORNANO A CIRCOLARE.

Anche negli Stati Uniti la morsa del Covid sembra gradualmente allentarsi e, complice la riapertura delle scuole, il numero delle auto in circolazione sta aumentando di giorno in giorno.

Quella che in sé sarebbe una buona notizia, però, ha un lugubre risvolto: la conta dei bambini che perdono la vita perché dimenticati in auto sotto il sole ha ripreso a sua volta a salire.

L’ultimo episodio che si aggiunge a questa lista nera è accaduto pochi giorni fa in Florida, ad Orange County, dove un bimbo di 1 anno è deceduto a causa di un colpo di calore.

La storia che i notiziari americani raccontano è purtroppo un esempio perfetto di come funziona l’amnesia dissociativa. Il bimbo doveva essere accompagnato al Nido da un parente – le cronache non hanno ancora rivelato di che grado – il quale, convinto di aver svolto il suo dovere, ha invece lasciato il piccolo in auto sotto il sole per ore. Solo nel pomeriggio, quando lo stesso parente si è presentato al Nido per recuperarlo, ci si è resi conto della portata della tragedia. Il bebé non è mai arrivato nella struttura e, rimasto per ore in auto sotto al sole cocente, è andato incontro ad una morte a dir poco tragica. Qui puoi leggere la news completa in inglese. 

Così negli USA sale a 22 il numero di morti bianche per abbandono in auto del 2020. La cosa preoccupante è l’impennata registrata di recente: solo negli ultimi 2 mesi e mezzo parliamo di 16 bambini deceduti. Come dicevamo in apertura, questo è uno dei lati oscuri del “ritorno alla normalità”. Una tendenza che preoccupa e che speriamo serva almeno a rinvigorire il dibattito che, negli Stati Uniti come in altri Paesi del mondo, spinge per ottenere una legge sull’obbligatorietà di un sistema anti abbandono in auto per chi trasporta bambini piccoli. La stessa legge che in Italia è in vigore da mesi e che ha portato centinaia di migliaia di famiglie a scegliere Tippy Pad e Tippy Fi.

 

Da parte nostra non possiamo che continuare a documentare questi orrori, perché è solo accendendo i riflettori sul problema che l’opinione pubblica potrà davvero sensibilizzarsi e mobilitarsi per risolverlo.

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